martedì 26 marzo 2013

Illustration Friday: Swim (ovvero i disegni della buonanotte)

Swim away - illustrazione, tecnica mista (tombow, penne a inchiostro)






























 IllustrationFriday è un sito che conoscevo da tempo. Un tema settimanale e un'illustrazione a tema da inviare. Non l'avevo mai fatto. Io illustrazioni a tema? Io scadenze settimanali? Giammai. Eppure le parole hanno dei poteri magici.

Swim

.... e io nuoto, nuoto via, tra le stelle.


 

domenica 24 febbraio 2013

Illustrakids 2013 - i mostri di Sendak


Tra una newsletter di groupon e una di crescita personale ho pescato un invito che stavo cestinando per sbaglio.

Gentile illustratrice, la invitiamo a partecipare alla mostra di illustrazioni sui mostri di Sendak.  Ecco l'email scriveva pressappoco così.

Ma chi è sto Sendak?  Chiedo a google che subito risponde con tutta una serie di immagini bellissime. Ecco i mostri. Ok compro anche il libro... 'scusi ma per caso c'è qualche ricorrenza legata a quest'illustratore?', 'E' morto l'anno scorso, signora!'.

Ho capito. Sono troppo fuori dal giro. Ma quale illustratrice e illustratrice, non sapevo nemmeno chi fosse Sendak. Perdonatemi. Farò la gnorri. E imparerò dai miei errori. Così, siccome il tempo stringe sempre, quando ho quei dieci minuti tra un 'Maaammaaa' e un piantino notturno, faccio qualche schizzo e provo a calarmi dentro la storia, sperando poi di fare in tempo a concludere anche l'illustrazione definitiva, ovviamente.

A me i mostri però non interessano più di tanto, spero non se ne abbia a male nessuno. A me piace di più lui, Max, il bambino della storia, che poi è il mostro più selvaggio di tutti. E' vestito da lupo/mostro, ha sempre gli artigli in mostra e doma tutti quegli altri selvaggi con la sola imposizione dello sguardo. Che dire? Qualunque drago sputafuoco, orco dagli occhi gialli etc sarà sempre da meno rispetto a lui. Tant'è che lo eleggono a re dei mostri. E infatti lo dicevo che mi faceva paura.


Quegli altri son tutti dei fantocci, sono finti, si vede, non fanno paura. Ma lui si, dietro quel travestimento  c'è un bambino che nonostante venga eletto re dei mostri, dopo un po' si annoia e vuole tornare a casa dalla mamma che gli aveva lasciato la cena pronta, in caldo.

Loro protestano: 'Ma come, noi ti vogliamo bene, ti vogliamo mangiare...', ma lui niente. Torna a casa, che la cena è in caldo, forse la mamma ha fatto le patate fritte e la cotoletta...

Non è mica facile fare il re dei mostri 365 giorni all'anno.

mercoledì 14 novembre 2012

Riscriversi, con la giusta calligrafia

L'ultimo mio post risale al 18 agosto.

S'intitolava 'Desideri'.

Non so perchè ma la connessione con quello che vivo oggi mi è chiara e netta. Forse è proprio per questo che non c'è stato un nuovo post dopo quello.

I desideri devono rimanere tali, e forse non avverarsi mai. Servono per accendere le giornate e per aprire piccoli spiragli di possibilità nel quotidiano a volte grigio, noioso o troppo pieno, che non si riesce nemmeno a far la pipì.

Così dopo circa 3 anni e mezzo ho dato retta a un desiderio scovato online, una di quelle collisioni ideali tra dentro e fuori che mi vien difficile pensare che avvengano per caso.

Vado a fare un corso di calligrafia... Mi sentivo anche buffa a dirlo. Infatti lo dicevo fra i denti, sibilandolo di qua e di là perchè non si capisse bene, tra la contentezza e l'incredulità. Ecco un nuovo treno su cui salire. Ecco una nuova  passione da esplorare.

Mi sono lasciata trasportare da tanta fiducia e da un treno veloce che mi dava la nausea. Ho preso fiato, tappato il naso, e sono andata giù.

Non potevo proprio mancare ad un incontro con le parole. Io che me le tengo strette, che non le faccio uscire. Che le parole pesano tanto. quelle che si dicono e quelle che si ascoltano. o che ti investono. o quelle che ti ammutoliscono.

C'è un ritmo tra la linea che va giù e quella che va su... un fiato lungo o breve che sia, un piccolo saltello, un pensiero che rimbalza tra una lettera e l'altra. E poi colori, linee, segni che lasciano il segno, e una parola può essere morbida, dura, lenta, veloce, netta, sfumata, sussurrata, urlata ... e poi scompare, mentre nel cuore ti rimane un mantra da ripetere all'infinito, e le mani segnano il foglio e guidano le linee. ad occhi chiusi. chè si vede meglio.

Una strada così, si percorre con un accompagnatrice esperta, una guida che sta lì con te e poi si allontana un attimo, quasi distrattamente, lasciando lo spazio perchè accada quel qualcosa di magico sul tuo foglio.

Monica Dengo è stata veramente preziosa nell'offrire spunti, dubbi e certezze in questo piccolo viaggio nelle parole scritte.

Un viaggio particolare che ho vissuto in modo catartico, un modo per ritrovare le parole che perdo per strada, rispolverarle e ridargli un significato. Un modo per trovare nuove parole da scrivere e sentirle vibrare nelle mani mentre le vedi nascere tracciate dalla tua personale linea.

Infine raccogliere tutto il proprio lavoro in un libro, disegnare la copertina, legare le pagine con il filo. E' proprio un invito a non perdersi, a leggersi, rileggersi, e... riscriversi.

(Volevo essere più gioiosa in questo post ma non mi pare di aver raggiunto l'obiettivo. Lo pubblico lo stesso perchè ho voglia di ringraziare Monica per avermi offerto una vista da una bellissima finestra e Roberta per la sua calda ospitalità.)


sabato 18 agosto 2012

Desideri

- ho visto due stelle cadenti bellissime!
- che bello! Quelle con la scia?
- si! Tra l'altro son riuscita ad alzare gli occhi al cielo per caso...
- hai espresso i desideri?
- ... No, non ho fatto in tempo...mi sono goduta le stelle...

lunedì 13 agosto 2012

Cosa disegnavi da piccolo?

Ci avete mai ripensato a come disegnavate da piccoli?
Uno dei suggerimenti di Betty del libro 'Disegnare con la parte destra del cervello' é proprio quello di provare a ripensare a come disegnavamo intorno ai sei anni.

Di quali elementi era composto il vostro paesaggio?
C'era una casa, le montagne (magari marroni, con la neve bianca sopra), la casa con porte e finestre e altri abbellimenti, il comignolo, il prato, i fiori, la mamma,le nuvole, gli uccellini in lontananza... E il sole? Era al centro? O a un lato e visibile solo per un quarto?

Pioveva mai nei vostri disegni?

C'era una strada... O un fiume?

E che 'espressione' aveva la vostra casa?

Ora, se avete riportato in vita il vostro disegno infantile... Provate ad ascoltare...

Io mi sono sentita sicura mentre lo disegnavo, sicura di mettere tutto al proprio posto, e la cosa mi ha dato piacere, ero davvero soddisfatta come da bambina, come dice Betty.

Questo tuffo nei disegni passati mi ha fatto pensare a quanto sia importante e rassicurante vedere sul foglio dei simboli che poi costituiscono anche le certezze del bambino, anche se mi chiedo... Ma se noi adulti non indicassimo al bambino 'come' si fa la casa, l'albero... Il bambino lo farebbe da solo? E in che modo? Se noi adulti ci intromettessimo meno con le nostre indicazioni, forse le montagne non sarebbero marroni... Forse sarebbero azzurre?

mercoledì 8 agosto 2012

Alla ricerca dello scarabocchio perduto

Avevo intorno ai dieci anni quando feci quel disegno. La prof di educazione artistica ci aveva chiesto qualcosa sugli egiziani forse... Non ricordo bene.

L'anno prima avevo frequentato un atelier pomeridiano dove i bambini potevano fare pittura su vetro, tazze di ceramica, fiori con fili di rame, e alla fine delle due ore, tutti in fila nei grembiuli sporchi salivamo su una piccola panca per lavare i pennelli col sapone.

Era divertente. Io ci stavo bene.

Una signora dai capelli rossi e gli occhi turchini ci seguiva muovendo le pupille nel contorno preciso dell' eye liner in tinta.

Sorrideva. Lì non c'era nessuno che non sapesse disegnare. Non importava o forse non era ancora arrivata l'età dello smarrimento.

Avevo scelto un cartoncino nero e con la matita bianca avevo tracciato un profilo sulla parte destra del foglio. Credo di aver cancellato e rifatto varie volte. Volevo che fosse reale. Invece era brutto. Sbagliato. Non assomigliava ad un profilo vero.

La mia capacità di linguaggio e di scrittura cresceva e si sviluppava, ma la mia capacità di disegnare si era arrestata, proprio intorno ai nove anni, come scrive Betty Edwards, del libro del post precedente.

Pensate che 'arresta' sia una parola forte? Diciamo che molti adulti disegnano come bambini... mia madre, mio padre, i suoceri e forse anche mio nonno e i miei fratelli. Anche Liuk.

Perché?

La prof disse a mia madre che era chiaro e palese al mondo intero che io non sapessi affatto disegnare, anzi, pardon, non ero portata! Me lo ricordo così bene perché io ero presente quel pomeriggio ai colloqui.

L'ingenuo stupore di mia madre che non riusciva ad ammettere quanto quel disegno che avevo fatto fosse brutto (<<ma come? Io l'ho mandata all'atelier>>), miscelato con la noiosa ignoranza e superficialità della prof, mi si piantarono in gola come lische di sgombro da sei euro al kg.

Il fatto è che dopo un'infanzia di scarabocchi, dopo aver costruito i propri simboli... Gli occhi sono così, il naso, la bocca i vestiti, e poi i particolari, bottoni, cinture, collane, e poi ancora disegni che raccontano storie e curano emozioni,
dopo essere arrivati a poter finalmente disegnare un paesaggio con terra, cielo, sole, casetta con finestre e comignolo, steccato albero e uccellini in una composizione tra l'altro perfetta, siamo quasi adolescenti delle medie, e ci interessa 'come' sono fatte le cose, piuttosto che la composizione etc..

I disegni si diversificano per genere (ahimè la cultura lo impone!), i maschi le macchine e le femmine le spose o bamboline e il tutto è dettagliatissimo.

Più ci avviciniamo all'adolescenza, più vogliamo fare disegni realistici... In fondo non siamo più bambinetti. È proprio questo che vogliamo far vedere, è proprio in questo che vogliamo essere 'riconosciuti'.

Betty dice che l'amore per il realismo nasce dalla voglia di 'imparare a vedere'. Che poi non è altro che riuscire a 'passare' il compito al cervello destro, quello senza parole, quello curioso di vedere una linea che fa i ghirigori... E diventa un volto...

Ecco allora perché avevo fatto quel disegno orribile. Cercavo anche io di imparare a vedere. E di diventare grande.