venerdì 17 febbraio 2012

Ricetta per gallina in fuga

Mi ero decisa a disegnare una ricetta. Perchè il post del venerdi volevo dedicarlo al disegno/schizzo/simili. Mi ero detta che sarebbe stato facile, che avrei potuto disegnare una vignetta o qualcos'altro, magari fare un'illustrazione... invece non ci riesco, non sono ispirata, vorrei ma non posso.

Ho scovato questa piccola prova di illustrazione in bianco e nero per una storia di Rodari che credo si intitoli "Il funerale della volpe". L'ho fatta ad un corso di illustrazione tenuto da Pia Valentinis e mi ricordo che mi sono tanto divertita a farla, perchè avevo questo cartoncino nero che si incideva e venivano fuori le forme delle galline in maniera molto spontanea.

Adesso ho difficoltà a disegnare, penso, perchè ho paura. Di cosa? Di essere legata a schemi culturali, a linee imposte a colori e ombre tecnici. E poi non penso di essere abbastanza brava più che altro non sono una che riesce a fare una sola cosa tutto il giorno.

Io poi vengo dal liceo classico, l'anatomia alla fine non l'ho mai imparata bene. Ma perchè non mi interessa credo. Mi interessa il gesto, il linguaggio oltre le parole. Mi interessa il processo e in questo devo dire mi sento molto arteterapeuta.

Quando ho avuto l'occasione di condurre dei laboratori di arte terapia, sia con anziani che con bambini, quello che mi saltava all'occhio era che ognuno aveva il "suo stile" e la cosa bella era che sembrava tutto spontaneo. Disegno come canto e per cantare basta mettere in fila i suoni che fai quando parli, basta iniziare a farlo.

Ecco io invece di iniziare, mi perdo tra paurose paranoie e vorrei perdere la memoria per ricominciare da zero a fare quelli che chiamano scarabocchi.

L'aveva detto la mia insegnante di educazione artistica delle medie a mia madre: "Sua figlia, signora, non è proprio portata per il disegno". Allora ci ero rimasta molto male. E oggi pomeriggio sono ancora in fuga di fronte a questa frase, come le galline dalla volpe.


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