venerdì 20 gennaio 2012

Love

Quando torni al lavoro dopo la maternità non sai mai cosa aspettarti realmente. Re-integrarsi nel "gruppo" dopo aver vissuto primavere ormonali, terremoti e squarci da macelleria, incipit depressivi, attimi di felicità immensi, sembra quasi impossibile. Ti senti di non appartenere più di tanto a questo mondo e che soltanto esseri quasi sovrannaturali come te potranno capirti.

Ma non ci puoi fare nulla, prima o poi si torna. Allora incontri i tuoi capi, ti metti d'accordo su come sarà gestito il tuo rientro, cosa potrai fare o tornerai a fare, ti accolli due inserimenti al nido che saranno ricordati come 'il periodo più crudele della mia vita' e poi, la sera prima del fatidico giorno, ti senti un po' come se l'indomani dovessi tornare a scuola e non sai nemmeno se sei del tutto preparato.

Fai Om, ti metti l'anima in pace, rileggi il discorso di Steve Jobs e cerchi di prendere la cosa con la giusta filosofia. Magari prepari i vestiti la sera prima, che non si sa mai la mattina poi tra una cosa e l'altra si fa troppo tardi giusto il primo giorno...

<<Stay hungry, stay foolish>> diventa un mantra mentre ti guardi le scarpe che camminano sul marciapiede, la testa vuota, un po' di euforia, un cappuccino prima di entrare. Non puoi sapere adesso cosa ne sarà di te. Puoi solo accettare di ricominciare da zero e viverlo come un'opportunità.

Ecco con che spirito ho suonato alla porta dell'ufficio, che il badge l'ho perso, me ne date uno nuovo?
Ecco uno dei perchè del mio drastico taglio di capelli. Per essere al servizio dell'opportunità.

E' tutto nuovo. Mi immetto nel flusso di Kanban e vedo improvvisamente solo lavagne e cartellini.  E poi si parla, si dice quello a cui si sta lavorando, quali sono gli impediments (che rientrano nella categoria "imprevisti e probabilità" ) e però non c'è tempo per l'autoformazione, non c'è più il tempo di ispirarsi.

Dell'ispirazione ho scritto sul blog in varie occasioni ed è quello che secondo me non deve mai mancare nella vita, i(n)spirare, ispirarsi, lasciarsi ispirare, crea movimento e ritmo. A volte potranno venire fuori idee geniali, altre volte con la nostra ispirazione aiuteremo altri a far esplodere idee geniali. Altre volte ancora potremo stare a contemplare la nostra ispirazione di una vita. E stare in silenzio a godercela prima che si trasformi.

- Allora ecco, capo, potrei proporre una cosa? E' un'idea così, sai sono appena tornata. Facciamo una lavagna delle ispirazioni? Una cosa che condividiamo tutti, libera da impegni lavorativi, che però ci aiuti a darci degli input a vicenda, che ci faccia sentire parte del flusso, che ci faccia conoscere altri modi di vedere le cose... che ne dici? Potrebbe essere un'opportunità. Una cosa analogica,  mi raccomando, che vada a manovella. Che si possa toccare, fare, guardare in 3d senza occhialini. 

- Davvero pensi che sia una buona idea? Senti, allora, visto che ci siamo, perchè non organizzare un mini-evento di inaugurazione? Facciamo due dolcetti da mangiare insieme, che a pancia piena le cose vengono meglio.. Sei d'accordo? Settimana prossima?

Così da oggi al lavoro abbiamo la nostra Inspira(c)tionBoard. Si chiama in inglese perchè fa più figo visto che ora è di moda parlare usando termini inglesi intervallati qua e là da preposizioni semplici o articolate, a seconda della complessità del discorso.

L'ho presentata come uno spazio comune, un quadro che si muove come si muovono e si trasformano le nostre ispirazioni. Ognuno potrà attaccare la propria sulla lavagna, e "donarla". Per l'inaugurazione ho chiesto che tutti portassero la propria ispirazione da attaccare. Sono rimasta colpita da una persona del gruppo che si è giustificata dicendomi: - Io non sapevo cosa portare allora ho portato questo, spero che vada bene!- e mi mostra un piccolo foglietto con su scritto 'LOVE'. Ma cosa può ispirare più di quello?

Nella sua ingenuità questa persona è stata molto coraggiosa. Ha portato un qualcosa di cui spesso ci si dimentica in ambito lavorativo, e non è per fare la romantica, ma credo che sia grazie all'amore che le cose si fanno in un certo modo, un bel modo. Non solo. Quel piccolo bigliettino sta lì a sussurrare il suo messaggio... e chissà che non mi aiuti nel dare la risposta alla domanda che mi è stata rivolta subito dopo l'inaugurazione: